Livio Giuliani: risposta all’on. Marco Bella all’articolo pubblicato sul Blog de Il Fatto Quotidiano il 4 maggio 2021
https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/04/5g-adeguare-i-limiti-italiani-non-ha-effetti-sulla-salute-ma-aiuta-lambiente/6186009/

Caro Direttore,
recentemente abbiamo avuto la sorpresa di leggere sul blog del Fatto Quotidiano un post dell’On. Marco Bella del M5s, che si avventura ad esporre la sua duplice tesi, per la quale alzare i limiti vigenti per l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici non nuocerebbe alla salute, ma farebbe bene all’ambiente.
Il giovane (relativamente) associato di  chimica della Sapienza sembra credere di essere tuttologo, manco fosse un  professore ordinario dei tempi della polemica sul nucleare, tra il compianto Mattioli e i baroni della fisica (materia più pertinente all’oggetto) della Sapienza. Forse l’essere diventato Onorevole, con i criteri di scelta del M5s, non ha giovato alla sua ibris; una ibris a rovescio: perché non è ibris rivolta agli dei, ma agli incliti, come noi, novello Farinata degli Uberti, che tiene il mondo in gran dispitto.
Di qui la sua apodittica asserzione per cui le radiazioni in radiofrequenza (RFR) non avrebbero nessun effetto sull’uomo, perché l’unico effetto che producono è quello termico e perciò bastano i limiti tedeschi. Che egli chiama “europei”: ma non si può pretendere che sia uno che approfondisca i dossier,  se no saprebbe che nel Considerando della Raccomandazione 1999/519/CE si chiarisce che i limiti, riportati agli allegati II e III della stessa, sono limiti che dovrebbero almeno essere  rispettati dai Paesi membri, anche da quelli che non avevano, al tempo, nessuna normativa di protezione, potendo e dovendo gli altri Paesi mantenere i propri limiti, ove più stringenti. Né sembra conoscere l’On. Bella la produzione in merito del Parlamento Europeo, il quale dal maggio 1994 all’aprile 2009, a intervalli regolari,  passando per la Risoluzione Tamino del 10/3/1999,
ha richiamato l’Esecutivo, prima della CE poi della UE, all’applicazione del Principio di Precauzione per la protezione della popolazione dagli effetti non acuti (non termici) delle RFR: proprio quel principio e quelle considerazioni che, nella parte motiva del Regolamento adottato nel 1998 e nell’art. 1 e 3 della legge quadro sui campi elettromagnetici del 2001, sono stati messi a presupposto dell’introduzione in Italia del limite di 6 V/m, per esposizioni croniche (superiori a 4 ore al giorno), tanto inviso al Bella, ancorché confermato dal DPCM Berlusconi 8/7/2003. Né si è accorto del fatto che diversi Paesi in Europa (almeno 9 su 27, secondo la Risoluzione del Parlamento Europeo 2/4/2009), oltre la Svizzera, la Russia e la Cina, hanno seguito l’Italia nell’adottare per il campo elettrico il limite di 6 V/m – o un limite prossimo – al posto del limite “europeo” di 61 V/m, 100 volte superiore al nostro (tenendo conto del proporzionale campo magnetico). L’Onorevole, scelto  in base all’uno vale uno, ma più uno degli altri, perché ricercatore universitario e associato di chimica, si fa anche epidemiologo, anatomo-patologo e oncologo e perciò ignora i risultati dei bioassays di cancerogenesi ambientale del National Toxicology Program degli USA e del Centro per la Ricerca sul Cancro “Cesare Maltoni” dell’Istituto  Ramazzini di Bologna, che hanno evidenziato un nesso causale tra esposizione al segnale della telefonia cellulare e insorgenza del tumore al cuore  e a cellule nervose, nel loro modello animale. E hanno evidenziato il nesso causale per esposizioni croniche a 50 V/m o superiori ma non per esposizioni a 25 V/m o a 5 V/m. Per cui il giovane chimico dovrebbe benedire (anziché infamare asserendo che la loro scelta di prevenzione sarebbe stata una scelta politica) i dirigenti di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’ISPESL che, alla Commissione interministeriale per i campi  elettromagnetici costituita il 2/6/1997, proposero o approvarono quel limite di 6 V/m che, adottato nella normativa italiana  dal 1998, ha protetto lui e il resto della popolazione italiana dalle esposizioni globali (all’intero corpo) alle RFR. Ma non l’ha protetta dalle esposizioni parziali (alla testa), per volontà politica – qui intervenuta – che ha limitato la norma alla protezione della popolazione dagli impianti fissi, non dai telefoni mobili: ed infatti la Corte d’Appello di Brescia nel 2010 e quella di Torino a fine 2019 si sono trovate nella spiacevole situazione di  riconoscere che i tumori ai nervi craniali di due sfortunati ricorrenti  siano stati dovuti all’uso professionale, continuato, del telefono cellulare.  La prima delle due sentenze già confermata dalla Suprema Corte di Cassazione con Decisione 17438/2012.
Ma l’Onorevole Bella ha di sé alta opinione e forse si ritiene più fine giurista degli Ermellini, se ritiene che le radiazioni della telefonia siano assolutamente innocue, come afferma. Asserendo che invece fanno bene all’ambiente. Sul che è bene stendere un velo pietoso.
Per tutto ciò le sarei grato, Direttore, se dopo il post dell’On. Bella ospitasse questa mia, che è solo una delle possibili risposte alle posizioni oltranziste e miopi (talora interessate come hanno messo in luce in Sentena le citate Corti), similari a quelle dell’Onorevole a 5 stelle, e che Ella potrà riscontrare nei contemporanei appelli di tante associazioni, che hanno trovato una eco internazionale nella rivista specialistica americana Microwave News:
https://microwavenews.com/short-takes-archive/italys-6vm-risk

Cordiale Saluti.
Livio Giuliani

 

Raffaele Capone :

Le porte girevoli dalla politica agli affari, e viceversa, ed il Principio di Precauzione. 

Nel caso di Vittorio Colao le porte girevoli hanno girato al contrario, dagli affari alla politica, e stanno mettendo a rischio il Principio di Precauzione, riconosciuto nella Conferenza dell’ONU di Rio del Janeiro del 1992 e sancito dall’art. 191 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea (ex. Art. 174 del Trattato istitutivo dell’Unione Europea). 

Infatti, la politica di Vittorio Colao, ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, ex AD internazionale di Vodafone ed ex direttore di Verizon, il secondo più grande gestore di telefonia mobile al mondo e, come lo stesso Colao, promotore della tecnologia 5G, sta mettendo a rischio l’esistenza dell’attuale limite massimo di esposizione della popolazione al campo elettromagnetico a radio frequenza di 6 Volt/metro nei luoghi in cui la permanenza umana è di almeno 4 ore al giorno. Il limite massimo del campo elettromagnetico, nelle intenzioni di tale politica, dovrebbe essere oltre 10 volte più elevato, cioè pari a 61 Volt/metro, al quale corrisponde una densità di potenza 100 volte più elevata del limite massimo attuale.   

Raffaele Capone 

Claudio Poggi:

Questa volta devo CHIEDERE SCUSA.

Innanzitutto devo chiedere scusa a me, alla mia famiglia, a quelli che mi hanno letto.

Perché?

Oggi su Il Fatto Quotidiano ho letto l’ennesima sparata del deputato M5S Marco Bella, che afferma:

5G: adeguare i limiti italiani non ha effetti sulla salute ma aiuta l’ambiente”.

Che non abbia effetti sulla salute lo crede solo lui: basta IGNORARE le ricerche effettuate negli ultimi anni.

Che aiuti l’ambiente è una affermazione che si chiama scientificamente “Cherry picking”, cioè scegliere le ciliegie. Basta scegliere le ciliegie (cioè i fatti) che più convengono…

Non sto a confutare le sue affermazioni sballate: tempo perso.

Come tempo perso è stato votare M5S.

Quindi devo CHIEDERE SCUSA di aver contribuito ad eleggere persone così.

Degli IDEALI TRADITI però deve rendere conto qualcun altro.

Claudio Poggi – Genova

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