OSSERVAZIONI DELLA RETE 6V/mx6′ INVIATE AL DIPARTIMENTO DELLA SALUTE DEGLI STATI UNITI
Grazie ad Atto Primo Salute Ambiente Cultura sono state presentate le richieste, a firma della Rete 6V/mx6, sull’impatto sanitario dei campi elettromagnetici a radiofrequenza emessi dai dispositivi wireless e dalle stazioni radiobase, a partire dalla lettera dell’ICEMS, al Dipartimento della Salute degli Stati Uniti. Il Dipartimento ha avviato una consultazione pubblica conclusasi il 21 ottobre, raccogliendo osservazioni ed evidenze scientifiche sui campi elettromagnetici a radiofrequenza.
Qui di seguito la lettera e la traduzione:
Lettera della Rete 6V/mx6′ al Dipartimento della Salute USA
INTRODUZIONE
Rete 6V/mx6′ è una rete di associazioni italiane registrate, tra cui: CODACONS, con sede a Roma e presente in tutte le regioni italiane, A.M.I.C.A. a Roma, Medici per l’Ambiente a Genova, Atto Primo: Salute, Ambiente e Cultura, con sede a San Gimignano (Siena), altre associazioni e singoli membri.
L’obiettivo di Rete 6V/mx6′ è ristabilire il Quadro Normativo per l’esposizione delle persone alle radiofrequenze (RF), che tra il 1998 e il 2024 ha protetto i cittadini italiani dalla sovraesposizione globale alle RF.
Si basa su due pilastri:
1. il limite di esposizione pari a 6 V/m, per esposizioni ripetute in ambienti chiusi per più di 4 ore;
2. il rispetto di tale limite per ogni intervallo di 6 minuti.
Tale quadro normativo è stato attaccato sotto la pressione dell’oligopolio delle telecomunicazioni, presente in Italia, nel 2012 quando una legge ha stabilito che il limite dovesse essere rispettato per ogni intervallo di 24 ore, e nel 2024 quando un’altra legge ha innalzato il limite massimo di esposizione a 15 V/m, vietando l’esposizione temporanea.
Siamo consapevoli che il quadro normativo italiano per l’esposizione globale è ancora uno dei migliori al mondo, ma quello per l’esposizione parziale (telefono cellulare alla testa) è lo stesso dell’UE, stabilito nel 1999, e addirittura il 25% meno protettivo per le persone, rispetto a quello adottato negli Stati Uniti nel 1997.
Le basi scientifiche di tale regolamentazione sono maturate solo nel 2018, quando sono stati disponibili i risultati di due macroanalisi sperimentali su animali da laboratorio, che indicavano che l’esposizione elettromagnetica, a livelli vietati in Italia, non in tutti i Paesi dell’UE, può indurre il cancro nei modelli animali.
Recentemente, la Commissione Internazionale per i Campi Elettromagnetici (ICEMS), con sede a Venezia, ha formulato un quadro di restrizioni per l’esposizione umana alle radiofrequenze. Sulla base di nuove evidenze emerse dalle macro-analisi sperimentali del NTP statunitense e dell’Istituto Ramazzini di Bologna, tale quadro si fonda sia sul principio di precauzione, valido nell’UE, sia sul principio di prudenza nell’evitamento e nell’uso prudente, proposto dagli Stati Uniti alla Conferenza sull’Ambiente di Johannesburg.
Sappiamo che l’ICEMS ha presentato tale quadro alle autorità competenti (Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti e FCC degli Stati Uniti).
Il documento presentato dall’ICEMS si basa sul presupposto che esistano effetti avversi bioelettromagnetici per gli esseri umani esposti e che questi si manifestino anche in presenza di campi elettromagnetici deboli, in caso di esposizioni ripetute e prolungate.
Tale ipotesi si basa sulle evidenze di cancerogenicità delle radiofrequenze (RF) mostrate negli studi del Programma Nazionale per la Protezione Ambientale (NTP) statunitense del NIEHS (Rapporto Tecnico Ufficiale NTP 595/596) e dell’Istituto B. Ramazzini italiano (Falcioni L et al. Report of final results regarding brain and heart tumors in Sprague-Dawley rats exposed from prenatal life until natural death to mobile phone radio-frequency field representative of a 1.8 GHz GSM base station environmental emission. Env Res 165:496-503, 2018, https://doi.org/10.1016/j.envres.2018.01.037), entrambi valutati nel 2018. La conclusione dell’NTP è che vi sono chiare prove di cancerogenicità, nel modello animale (roditori SD), dovute all’esposizione a campi vicini a GSM e CDMA a 1,5, 3,0 e 6,0 W/kg SAR, con significatività statistica del campione esposto a 6,0 W/kg rispetto ai controlli. L’Istituto Ramazzini ha osservato una significativa evidenza di cancro nei ratti SD esposti a 50 V/m in campo lontano.
DISCUSSIONE
È evidente che gli attuali limiti per il NIR, forniti dall’IEEE (standard C95-2 1991-2), sia per l’esposizione globale che per quella parziale, sono ormai superati. Essi sono stati dedotti dall’incapacità di camminare dei topi esposti a 100 W/m² in campo ad alta frequenza, considerata come soglia termica per gli esseri umani. Più recentemente, la soglia è stata tradotta in unità SAR ed è stata nuovamente adottata come soglia termica di 4 W/kg (corrispondente a 100 W/m² in HF).
Le critiche mosse contro la valutazione dello studio NTP, il cui costo è ufficialmente quantificato in 25 milioni di dollari, anche da enti nazionali statunitensi, testimoniano la prevalenza delle decisioni di potere sull’obiettività scientifica. L’affermazione quasi vaga secondo cui i risultati dello studio NTP non possono essere presi in considerazione, poiché ottenuti su modelli animali, non è condivisibile, dato che la precedente soglia termica, su cui si basa l’intero quadro delle restrizioni all’esposizione alle radiofrequenze nello standard IEEE C95-2, è stata ottenuta sul comportamento dei roditori, mentre le nuove evidenze sono evidenze cliniche e istologiche nei villi corporei di animali da laboratorio, che sono considerate un punto di riferimento per la cancerogenicità umana in tutta la comunità scientifica oncologica. Allo stesso livello, altre critiche sono state rivolte sia all’NTP che al macro-test di cancerogenicità dell’Istituto Ramazzini. Come quando si ha una vecchia auto che deve essere abbandonata, non è sufficiente che l’auto sia rotta, ma è necessario che sia disponibile un’auto nuova e perfettamente funzionante; allo stesso modo abbiamo bisogno di un nuovo telaio per dedurre i limiti all’esposizione alle radiofrequenze, essendo protettivi rispetto ai casi di cancro che vengono accertati nei tribunali di tutto il mondo nel mondo e in presenza di altre sindromi atipiche.
Per ottenere tali limiti di esposizione alle radiofrequenze, abbiamo bisogno della completa divulgazione del meccanismo non termico di interazione delle radiofrequenze con gli organismi viventi. D’altra parte, non possiamo aspettare che si manifestino altri tumori e altre patologie, conseguenti o meno al cancro, mentre attendiamo un progresso scientifico così importante.
Abbiamo bisogno di nuovi limiti provvisori e limiti di esposizione, da adottare immediatamente. Oggi l’ICEMS, la Commissione Internazionale per la Sicurezza Elettromagnetica, che ha pubblicato due monografie sulla biointerazione delle radiofrequenze (Electromagnetic Biology Medicine, vol. 25(4), 2006, e Eur. Journ. Of Cancer Library, vol. 5, 2010, scaricabili gratuitamente all’indirizzo HTTP.//icems.eu/papers.htm) e che è stata pertanto indicata dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (Risoluzione del 2 aprile 2009 n. 1815, Doc. 12608 § 44) come l’organizzazione scientifica consultabile dagli Stati membri europei per la valutazione e la gestione del rischio elettromagnetico, ha formulato nuovi limiti di esposizione e dosimetrici provvisori, mantenendo intatto il quadro di riferimento per la deduzione dei limiti a partire da una soglia di probabile danno, ridefinendo tale soglia come il più basso effetto avverso accertato (LOEL), come prescritto dai protocolli dell’OMS.
Tuttavia, questo LOEL (Limite di Esito Limite di Esposizione) può essere riconosciuto, sia per esposizioni a tutto il corpo che per esposizioni a testa o tronco, sia per effetti termici che non termici delle radiofrequenze, alla soglia al di sopra della quale si verifica lo schwannoma negli animali da laboratorio (ratti Sprague Dawley), rispettivamente nel macro-test dell’Istituto Ramazzini (2018) e in quello dell’US NTP (2017-2018). Una volta ipotizzata tale nuova soglia, è necessario applicare un coefficiente di ridondanza – un fattore di sicurezza – lo stesso attualmente adottato per l’esposizione globale: 0,02. Tale coefficiente deve essere valido sia per l’esposizione globale che per l’esposizione parziale a testa e tronco, poiché non è credibile che testa e cuore siano meno delicati del corpo intero, soprattutto per prevenire gli effetti non termici a lungo termine delle radiofrequenze, come il cancro e la sindrome da ipersensibilità elettromagnetica (EHS).
CONCLUSIONE
Esortiamo all’adozione di nuovi limiti provvisori (SAR) e limiti provvisori di esposizione (in Watt/m², V/m, A/m), in sostituzione di quelli precedenti, adottati nel Bollettino FCC OET 65 del maggio 1997 e nella Raccomandazione 1999/519/CE del luglio 1999, che limitavano solo gli effetti termici non riconducibili al rischio elettromagnetico emergente.
La nuova soglia, suggerita dall’ICEMS, può tranquillamente sostituire la vecchia soglia, valida solo per gli effetti termici acuti, basata sulla perturbazione del comportamento dei topi da laboratorio, creata nell’ultimo quarto del secolo scorso: soglia dalla quale l’AICGH ha dedotto i limiti di esposizione, successivamente adottati dall’IEEE che ha formulato la soglia termica come limite dosimetrico.
I limiti proposti dall’ICEMS dovrebbero essere temporanei, in attesa di una completa chiarificazione scientifica dei meccanismi e degli effetti dell’interazione elettromagnetica sugli organismi viventi.
Questi nuovi limiti, tuttavia, sono urgenti perché servono a prevenire la morte e la malattia di moltissime persone in tutto il mondo, di cui solo coloro che si sono appellati alla magistratura e hanno vinto la causa sono finiti sui media: troppo pochi per poter elaborare statistiche epidemiologiche convincenti, l’iceberg di un possibile aumento nascosto dell’incidenza del cancro e di malattie atipiche occulte come l’EHS.